L’orto di Terra Argillosa

A gennaio del 2018, più o meno, abbiamo ritagliato un pezzetto di terra, tra la vigna e gli ulivi, per creare il nostro piccolo orto. Il progetto era quello di provare a coltivare non solo la vigna, ma anche qualche ortaggio per il nostro consumo casalingo, per accompagnare quelle stupende uova che avevamo già a disposizione grazie alla passione di Raffaele per il mondo avicolo.

A metterci le mani per primi sono stati Raffaele e Leonardo, il ragazzo che, insieme a Fabio, fa parte della nostra piccola famiglia lavorativa.
Un orto piccolo e funzionale, una dimensione che fosse sufficiente per noi, senza sprechi e senza l’affanno del “produrre a tutti i costi”.

La fortuna che abbiamo sempre avuto, non a caso il nome della nostra cantina vuole proprio essere un omaggio al tipo di terra che lavoriamo, è un terreno duro come la pietra, segnato da solchi profondi, difficile da lavorare ma ricco di nutrimento per il nostro raccolto, sia dell’orto che della vigna.

Messa a dimora
Messa a dimora.

Per circa sei mesi il mio ruolo è stato quello di assaggiatrice ufficiale e di cuoca, con fare più o meno costante: tanto appetito ma poco tempo da dedicare alla cura dell’orto.

Poi è arrivata la mia stagione culinaria preferita, quella tempestata di pomodori, melanzane e zucchine, di ogni forma e colore. Raffaele, grandissimo estimatore delle eccezioni alla regola, ha messo su una coltivazione variegata e curiosa, andando alla ricerca delle specie più antiche, di quelle con i frutti più bizzarri e, non da ultimo, i più buoni.

Così, tra la raccolta di un pomodoro e un file in .dwg, qualche chiacchierata da entusiasmo post matrimonio e, ovviamente, un bicchiere di vino, le cose hanno preso una strada diversa. Ho lasciato gradualmente il mio lavoro da pseudoarchitetto per dedicarmi a dei ritmi più lenti, uno sforzo fisico sicuramente più grande, ma carico di piccole, microscopiche a volte, soddisfazioni che a distanza di un anno mi fanno ben sperare in questa drastica inversione di rotta.
Inizia così la mia avventura con l’orto.

Quasi 4 stagioni dopo e circa un migliaio di tentativi andati più o meno bene, percepisco con il mio spazio una certa sinergia. Prendersi cura dell’orto non è più solo un passatempo, ma un impegno che ho preso prima di tutto con la terra. Mettere a dimora una piantina è diventato un rito lento, misurato, accorto, una promessa alla costanza e all’attenzione, perchè nulla vada sprecato. Certo, con la vendemmia di mezzo non è facile seguire tutto, perchè la stanchezza si fa sentire, ma i frutti che raccogliamo in questo periodo sembrano aver sviluppato una certa pazienza nell’attendere la raccolta. Pomodori come se piovessero, ma anche peperoncini e cocomeri, zucchine e zucche, stanno colorando la nostra tavola e della nostra famiglia.

Non sono belli, ma sono buonissimi!

Ora è tempo di mettersi all’opera per l’orto invernale.
Tra una raccolta di uva e l’altra, ci stiamo tutti adoperando per lavorare la terra, sistemare il recinto e predisporre tutto quanto serve per la nuova stagione che arriva.

Per noi, l’orto di Terra Argillosa è una cosa serissima: serissimamente lo coccoliamo, serissimamente lo zappettiamo e, ancor più serissimamente, ci balliamo in mezzo, soprattutto io: balli sfrenati, allegri e pieni di vita.

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L’orto di Terra Argillosa

A gennaio del 2018, più o meno, abbiamo ritagliato un pezzetto di terra, tra la vigna e gli ulivi, per creare il nostro piccolo orto. Il progetto era quello di provare a coltivare non solo la vigna, ma anche qualche ortaggio per il nostro consumo casalingo, per accompagnare quelle stupende uova che avevamo già a disposizione grazie alla passione di Raffaele per il mondo avicolo.

A metterci le mani per primi sono stati Raffaele e Leonardo, il ragazzo che, insieme a Fabio, fa parte della nostra piccola famiglia lavorativa.
Un orto piccolo e funzionale, una dimensione che fosse sufficiente per noi, senza sprechi e senza l’affanno del “produrre a tutti i costi”.

La fortuna che abbiamo sempre avuto, non a caso il nome della nostra cantina vuole proprio essere un omaggio al tipo di terra che lavoriamo, è un terreno duro come la pietra, segnato da solchi profondi, difficile da lavorare ma ricco di nutrimento per il nostro raccolto, sia dell’orto che della vigna.

Messa a dimora
Messa a dimora.

Per circa sei mesi il mio ruolo è stato quello di assaggiatrice ufficiale e di cuoca, con fare più o meno costante: tanto appetito ma poco tempo da dedicare alla cura dell’orto.

Poi è arrivata la mia stagione culinaria preferita, quella tempestata di pomodori, melanzane e zucchine, di ogni forma e colore. Raffaele, grandissimo estimatore delle eccezioni alla regola, ha messo su una coltivazione variegata e curiosa, andando alla ricerca delle specie più antiche, di quelle con i frutti più bizzarri e, non da ultimo, i più buoni.

Così, tra la raccolta di un pomodoro e un file in .dwg, qualche chiacchierata da entusiasmo post matrimonio e, ovviamente, un bicchiere di vino, le cose hanno preso una strada diversa. Ho lasciato gradualmente il mio lavoro da pseudoarchitetto per dedicarmi a dei ritmi più lenti, uno sforzo fisico sicuramente più grande, ma carico di piccole, microscopiche a volte, soddisfazioni che a distanza di un anno mi fanno ben sperare in questa drastica inversione di rotta.
Inizia così la mia avventura con l’orto.

Quasi 4 stagioni dopo e circa un migliaio di tentativi andati più o meno bene, percepisco con il mio spazio una certa sinergia. Prendersi cura dell’orto non è più solo un passatempo, ma un impegno che ho preso prima di tutto con la terra. Mettere a dimora una piantina è diventato un rito lento, misurato, accorto, una promessa alla costanza e all’attenzione, perchè nulla vada sprecato. Certo, con la vendemmia di mezzo non è facile seguire tutto, perchè la stanchezza si fa sentire, ma i frutti che raccogliamo in questo periodo sembrano aver sviluppato una certa pazienza nell’attendere la raccolta. Pomodori come se piovessero, ma anche peperoncini e cocomeri, zucchine e zucche, stanno colorando la nostra tavola e della nostra famiglia.

Non sono belli, ma sono buonissimi!

Ora è tempo di mettersi all’opera per l’orto invernale.
Tra una raccolta di uva e l’altra, ci stiamo tutti adoperando per lavorare la terra, sistemare il recinto e predisporre tutto quanto serve per la nuova stagione che arriva.

Per noi, l’orto di Terra Argillosa è una cosa serissima: serissimamente lo coccoliamo, serissimamente lo zappettiamo e, ancor più serissimamente, ci balliamo in mezzo, soprattutto io: balli sfrenati, allegri e pieni di vita.

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A gennaio del 2018, più o meno, abbiamo ritagliato un pezzetto di terra, tra la vigna e gli ulivi, per creare il nostro piccolo orto. Il progetto era quello di provare a coltivare non solo la vigna, ma anche qualche ortaggio per il nostro consumo casalingo, per accompagnare quelle stupende uova che avevamo già a disposizione grazie alla passione di Raffaele per il mondo avicolo.

A metterci le mani per primi sono stati Raffaele e Leonardo, il ragazzo che, insieme a Fabio, fa parte della nostra piccola famiglia lavorativa.
Un orto piccolo e funzionale, una dimensione che fosse sufficiente per noi, senza sprechi e senza l’affanno del “produrre a tutti i costi”.

La fortuna che abbiamo sempre avuto, non a caso il nome della nostra cantina vuole proprio essere un omaggio al tipo di terra che lavoriamo, è un terreno duro come la pietra, segnato da solchi profondi, difficile da lavorare ma ricco di nutrimento per il nostro raccolto, sia dell’orto che della vigna.

Messa a dimora
Messa a dimora.

Per circa sei mesi il mio ruolo è stato quello di assaggiatrice ufficiale e di cuoca, con fare più o meno costante: tanto appetito ma poco tempo da dedicare alla cura dell’orto.

Poi è arrivata la mia stagione culinaria preferita, quella tempestata di pomodori, melanzane e zucchine, di ogni forma e colore. Raffaele, grandissimo estimatore delle eccezioni alla regola, ha messo su una coltivazione variegata e curiosa, andando alla ricerca delle specie più antiche, di quelle con i frutti più bizzarri e, non da ultimo, i più buoni.

Così, tra la raccolta di un pomodoro e un file in .dwg, qualche chiacchierata da entusiasmo post matrimonio e, ovviamente, un bicchiere di vino, le cose hanno preso una strada diversa. Ho lasciato gradualmente il mio lavoro da pseudoarchitetto per dedicarmi a dei ritmi più lenti, uno sforzo fisico sicuramente più grande, ma carico di piccole, microscopiche a volte, soddisfazioni che a distanza di un anno mi fanno ben sperare in questa drastica inversione di rotta.
Inizia così la mia avventura con l’orto.

Quasi 4 stagioni dopo e circa un migliaio di tentativi andati più o meno bene, percepisco con il mio spazio una certa sinergia. Prendersi cura dell’orto non è più solo un passatempo, ma un impegno che ho preso prima di tutto con la terra. Mettere a dimora una piantina è diventato un rito lento, misurato, accorto, una promessa alla costanza e all’attenzione, perchè nulla vada sprecato. Certo, con la vendemmia di mezzo non è facile seguire tutto, perchè la stanchezza si fa sentire, ma i frutti che raccogliamo in questo periodo sembrano aver sviluppato una certa pazienza nell’attendere la raccolta. Pomodori come se piovessero, ma anche peperoncini e cocomeri, zucchine e zucche, stanno colorando la nostra tavola e della nostra famiglia.

Non sono belli, ma sono buonissimi!

Ora è tempo di mettersi all’opera per l’orto invernale.
Tra una raccolta di uva e l’altra, ci stiamo tutti adoperando per lavorare la terra, sistemare il recinto e predisporre tutto quanto serve per la nuova stagione che arriva.

Per noi, l’orto di Terra Argillosa è una cosa serissima: serissimamente lo coccoliamo, serissimamente lo zappettiamo e, ancor più serissimamente, ci balliamo in mezzo, soprattutto io: balli sfrenati, allegri e pieni di vita.

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A gennaio del 2018, più o meno, abbiamo ritagliato un pezzetto di terra, tra la vigna e gli ulivi, per creare il nostro piccolo orto. Il progetto era quello di provare a coltivare non solo la vigna, ma anche qualche ortaggio per il nostro consumo casalingo, per accompagnare quelle stupende uova che avevamo già a disposizione grazie alla passione di Raffaele per il mondo avicolo.

A metterci le mani per primi sono stati Raffaele e Leonardo, il ragazzo che, insieme a Fabio, fa parte della nostra piccola famiglia lavorativa.
Un orto piccolo e funzionale, una dimensione che fosse sufficiente per noi, senza sprechi e senza l’affanno del “produrre a tutti i costi”.

La fortuna che abbiamo sempre avuto, non a caso il nome della nostra cantina vuole proprio essere un omaggio al tipo di terra che lavoriamo, è un terreno duro come la pietra, segnato da solchi profondi, difficile da lavorare ma ricco di nutrimento per il nostro raccolto, sia dell’orto che della vigna.

Messa a dimora
Messa a dimora.

Per circa sei mesi il mio ruolo è stato quello di assaggiatrice ufficiale e di cuoca, con fare più o meno costante: tanto appetito ma poco tempo da dedicare alla cura dell’orto.

Poi è arrivata la mia stagione culinaria preferita, quella tempestata di pomodori, melanzane e zucchine, di ogni forma e colore. Raffaele, grandissimo estimatore delle eccezioni alla regola, ha messo su una coltivazione variegata e curiosa, andando alla ricerca delle specie più antiche, di quelle con i frutti più bizzarri e, non da ultimo, i più buoni.

Così, tra la raccolta di un pomodoro e un file in .dwg, qualche chiacchierata da entusiasmo post matrimonio e, ovviamente, un bicchiere di vino, le cose hanno preso una strada diversa. Ho lasciato gradualmente il mio lavoro da pseudoarchitetto per dedicarmi a dei ritmi più lenti, uno sforzo fisico sicuramente più grande, ma carico di piccole, microscopiche a volte, soddisfazioni che a distanza di un anno mi fanno ben sperare in questa drastica inversione di rotta.
Inizia così la mia avventura con l’orto.

Quasi 4 stagioni dopo e circa un migliaio di tentativi andati più o meno bene, percepisco con il mio spazio una certa sinergia. Prendersi cura dell’orto non è più solo un passatempo, ma un impegno che ho preso prima di tutto con la terra. Mettere a dimora una piantina è diventato un rito lento, misurato, accorto, una promessa alla costanza e all’attenzione, perchè nulla vada sprecato. Certo, con la vendemmia di mezzo non è facile seguire tutto, perchè la stanchezza si fa sentire, ma i frutti che raccogliamo in questo periodo sembrano aver sviluppato una certa pazienza nell’attendere la raccolta. Pomodori come se piovessero, ma anche peperoncini e cocomeri, zucchine e zucche, stanno colorando la nostra tavola e della nostra famiglia.

Non sono belli, ma sono buonissimi!

Ora è tempo di mettersi all’opera per l’orto invernale.
Tra una raccolta di uva e l’altra, ci stiamo tutti adoperando per lavorare la terra, sistemare il recinto e predisporre tutto quanto serve per la nuova stagione che arriva.

Per noi, l’orto di Terra Argillosa è una cosa serissima: serissimamente lo coccoliamo, serissimamente lo zappettiamo e, ancor più serissimamente, ci balliamo in mezzo, soprattutto io: balli sfrenati, allegri e pieni di vita.

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A gennaio del 2018, più o meno, abbiamo ritagliato un pezzetto di terra, tra la vigna e gli ulivi, per creare il nostro piccolo orto. Il progetto era quello di provare a coltivare non solo la vigna, ma anche qualche ortaggio per il nostro consumo casalingo, per accompagnare quelle stupende uova che avevamo già a disposizione grazie alla passione di Raffaele per il mondo avicolo.

A metterci le mani per primi sono stati Raffaele e Leonardo, il ragazzo che, insieme a Fabio, fa parte della nostra piccola famiglia lavorativa.
Un orto piccolo e funzionale, una dimensione che fosse sufficiente per noi, senza sprechi e senza l’affanno del “produrre a tutti i costi”.

La fortuna che abbiamo sempre avuto, non a caso il nome della nostra cantina vuole proprio essere un omaggio al tipo di terra che lavoriamo, è un terreno duro come la pietra, segnato da solchi profondi, difficile da lavorare ma ricco di nutrimento per il nostro raccolto, sia dell’orto che della vigna.

Messa a dimora
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Per circa sei mesi il mio ruolo è stato quello di assaggiatrice ufficiale e di cuoca, con fare più o meno costante: tanto appetito ma poco tempo da dedicare alla cura dell’orto.

Poi è arrivata la mia stagione culinaria preferita, quella tempestata di pomodori, melanzane e zucchine, di ogni forma e colore. Raffaele, grandissimo estimatore delle eccezioni alla regola, ha messo su una coltivazione variegata e curiosa, andando alla ricerca delle specie più antiche, di quelle con i frutti più bizzarri e, non da ultimo, i più buoni.

Così, tra la raccolta di un pomodoro e un file in .dwg, qualche chiacchierata da entusiasmo post matrimonio e, ovviamente, un bicchiere di vino, le cose hanno preso una strada diversa. Ho lasciato gradualmente il mio lavoro da pseudoarchitetto per dedicarmi a dei ritmi più lenti, uno sforzo fisico sicuramente più grande, ma carico di piccole, microscopiche a volte, soddisfazioni che a distanza di un anno mi fanno ben sperare in questa drastica inversione di rotta.
Inizia così la mia avventura con l’orto.

Quasi 4 stagioni dopo e circa un migliaio di tentativi andati più o meno bene, percepisco con il mio spazio una certa sinergia. Prendersi cura dell’orto non è più solo un passatempo, ma un impegno che ho preso prima di tutto con la terra. Mettere a dimora una piantina è diventato un rito lento, misurato, accorto, una promessa alla costanza e all’attenzione, perchè nulla vada sprecato. Certo, con la vendemmia di mezzo non è facile seguire tutto, perchè la stanchezza si fa sentire, ma i frutti che raccogliamo in questo periodo sembrano aver sviluppato una certa pazienza nell’attendere la raccolta. Pomodori come se piovessero, ma anche peperoncini e cocomeri, zucchine e zucche, stanno colorando la nostra tavola e della nostra famiglia.

Non sono belli, ma sono buonissimi!

Ora è tempo di mettersi all’opera per l’orto invernale.
Tra una raccolta di uva e l’altra, ci stiamo tutti adoperando per lavorare la terra, sistemare il recinto e predisporre tutto quanto serve per la nuova stagione che arriva.

Per noi, l’orto di Terra Argillosa è una cosa serissima: serissimamente lo coccoliamo, serissimamente lo zappettiamo e, ancor più serissimamente, ci balliamo in mezzo, soprattutto io: balli sfrenati, allegri e pieni di vita.

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A gennaio del 2018, più o meno, abbiamo ritagliato un pezzetto di terra, tra la vigna e gli ulivi, per creare il nostro piccolo orto. Il progetto era quello di provare a coltivare non solo la vigna, ma anche qualche ortaggio per il nostro consumo casalingo, per accompagnare quelle stupende uova che avevamo già a disposizione grazie alla passione di Raffaele per il mondo avicolo.

A metterci le mani per primi sono stati Raffaele e Leonardo, il ragazzo che, insieme a Fabio, fa parte della nostra piccola famiglia lavorativa.
Un orto piccolo e funzionale, una dimensione che fosse sufficiente per noi, senza sprechi e senza l’affanno del “produrre a tutti i costi”.

La fortuna che abbiamo sempre avuto, non a caso il nome della nostra cantina vuole proprio essere un omaggio al tipo di terra che lavoriamo, è un terreno duro come la pietra, segnato da solchi profondi, difficile da lavorare ma ricco di nutrimento per il nostro raccolto, sia dell’orto che della vigna.

Messa a dimora
Messa a dimora.

Per circa sei mesi il mio ruolo è stato quello di assaggiatrice ufficiale e di cuoca, con fare più o meno costante: tanto appetito ma poco tempo da dedicare alla cura dell’orto.

Poi è arrivata la mia stagione culinaria preferita, quella tempestata di pomodori, melanzane e zucchine, di ogni forma e colore. Raffaele, grandissimo estimatore delle eccezioni alla regola, ha messo su una coltivazione variegata e curiosa, andando alla ricerca delle specie più antiche, di quelle con i frutti più bizzarri e, non da ultimo, i più buoni.

Così, tra la raccolta di un pomodoro e un file in .dwg, qualche chiacchierata da entusiasmo post matrimonio e, ovviamente, un bicchiere di vino, le cose hanno preso una strada diversa. Ho lasciato gradualmente il mio lavoro da pseudoarchitetto per dedicarmi a dei ritmi più lenti, uno sforzo fisico sicuramente più grande, ma carico di piccole, microscopiche a volte, soddisfazioni che a distanza di un anno mi fanno ben sperare in questa drastica inversione di rotta.
Inizia così la mia avventura con l’orto.

Quasi 4 stagioni dopo e circa un migliaio di tentativi andati più o meno bene, percepisco con il mio spazio una certa sinergia. Prendersi cura dell’orto non è più solo un passatempo, ma un impegno che ho preso prima di tutto con la terra. Mettere a dimora una piantina è diventato un rito lento, misurato, accorto, una promessa alla costanza e all’attenzione, perchè nulla vada sprecato. Certo, con la vendemmia di mezzo non è facile seguire tutto, perchè la stanchezza si fa sentire, ma i frutti che raccogliamo in questo periodo sembrano aver sviluppato una certa pazienza nell’attendere la raccolta. Pomodori come se piovessero, ma anche peperoncini e cocomeri, zucchine e zucche, stanno colorando la nostra tavola e della nostra famiglia.

Non sono belli, ma sono buonissimi!

Ora è tempo di mettersi all’opera per l’orto invernale.
Tra una raccolta di uva e l’altra, ci stiamo tutti adoperando per lavorare la terra, sistemare il recinto e predisporre tutto quanto serve per la nuova stagione che arriva.

Per noi, l’orto di Terra Argillosa è una cosa serissima: serissimamente lo coccoliamo, serissimamente lo zappettiamo e, ancor più serissimamente, ci balliamo in mezzo, soprattutto io: balli sfrenati, allegri e pieni di vita.

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